Fallimento e sconfitta
Ripensando ad una gara sportiva che mi è stata descritta, ho riflettuto sui diversi sapori, consistenze e temperature che può avere una sconfitta.
Può essere amara, come il rafano; pungente come un peperoncino che infiamma; gelida come il ghiaccio; aspra come il limone… e potremmo procedere a trovare altri significati che ne rappresentano le tante sfumature ed intensità. Le intensità dei sapori e delle temperature determinano il peso della sconfitta.
Diverse sono le modalità in cui una sconfitta viene vissuta.
Nella gara descritta c’era chi piangeva; chi accennava un debole sorriso, cercando lo sguardo rassicurante di amici o parenti; chi, dispiaciuto, cercava di darsi e dare motivazioni agli errori commessi; chi correva con il pensiero alla gara successiva, promettendosi di fare meglio; chi, rabbioso, affermava che non avrebbe più partecipato ad una gara; chi non si presentava alla premiazione, snobbando la consegna di un gadget di partecipazione perché quello non era salire sul podio; chi si isolava, cercando di tenere a bada l’ansia o di sfuggire al temuto sguardo altrui.
Sicuramente la società performante, che elogia la vittoria, porta a vivere ogni errore come una minaccia e a considerare la sconfitta come una vergogna o un evento da dimenticare o annullare con una rivincita immediata. La sconfitta equivale al fallimento e si contrappone al successo ed al trionfo, rincorsi per dare senso all’esistenza: i risultati sono trasformati in un verdetto sul valore della persona. Per questo si genera un’inquietudine nella ricerca del successo costante che mette al bando la sconfitta.
Un possibile cambio di prospettiva
Perdere non vuol dire essere perdenti. Perdere è un’esperienza che può essere vissuta mentre si cerca di raggiungere un obiettivo. Questa prospettiva pone l’attenzione non alla perdita, ma a come si perde, a ciò che si può imparare dalla perdita, perché ci si concentra su ciò che è stato scoperto di nuovo su di sé. Perdere, infatti, ci costringe a confrontarci con i limiti, a fare i conti con noi stessi, a metterci in discussione per trovare nuove modalità o nuove strade da percorrere per andare verso i propri obiettivi, che possono essere così rivalutati e ridefiniti affinché siano raggiungibili e motivanti.